Analogie tra gli scacchi e la vita

Chess is life

Si sente spesso dire che gli scacchi sono una metafora della vita, che le 64 caselle sono il globo in miniatura, che l’evolversi della partita possa in qualche modo essere assimilata allo scorrere del tempo in quella che è una esistenza umana, con tutto ciò che essa comporta.

Bobby Fischer diceva:

Il gioco degli scacchi è la vita

E’ questa un’assurdità o c’è un qualche fondo di verità? Bè, secondo il mio modesto parere, delle analogie tra le due cose sono presenti.

L’inizio di una partita può essere paragonata al principio dell’esistenza, quando nasciamo le pagine del libro della vita sono tutte bianche;  per analogia  i pezzi sono tutti nella loro case di partenze: nulla è stato scritto, nulla è stato fatto. il formulario è ancora vuoto.

Man mano che cresciamo ci rendiamo conto di vievere in un certo ambiente, di avere una determinata situazione che non abbiamo potuto scegliere: situazioni economiche, affettive, salutari e sociali diverse per molti di noi, simili per alcuni.

E’ come se il destino avesse aperto a caso l’enciclopedia delle aperture, posato l’indice su una determinata variante e assegnatacela: c’è chi si trova a dover giocare un imprevedibile gambetto di re, chi una solida partita di donna, chi una eccentrico Grob.

Ad un certo punto però  il fato, il destino, il caso che dir si voglia, ci sussurra di prendere posto di fronte a sè,  siamo entrati nel mediogioco.

Ogni scacchista che possa essere così definito, sa che nel mediogioco più che in ogni altra fase della partita, è importante la capacità di fare giuste scelte, di riuscire ad attuare un piano corretto e originale, di prevedere e anticipare le mosse dell’avversario.

Secondo me, la fase della vita che è associabile maggiormente al mediogioco scacchistico è la giovinezza, quando diventiamo in un certo qual modo autonomi, maturi, quando dobbiamo assumerci le nostre responsabilità e dover effettuare delle scelte che sappiamo essere fondamentali per la nostra esistenza, perché da esse dipenderà il nostro futuro. Siamo usciti fuori teoria, non dipendiamo più da altri, siamo noi e il mondo, siamo noi e la scacchiera.

E così come sulle 64 caselle dopo le prime 15-20 mosse ci sono tante varianti che bisogna analizzare per cercare di trovare quella che possa portarci i migliori risultati, così nella vita dopo i primi 15-20 anni, dobbiamo cercare di ponderare le nostre scelte cercando di evitare le varianti peggiori, cercando di effettuare scelte che possano giovarci.

Spesso ci viene voglia di agire impulsivamente, ed è lì che prendiamo spesso delle batoste perché ci troviamo di fronte a situazioni non immaginabili, perché ci rendiamo conto di non aver considerato ciò che c’era da considerare.

Ed è così che continuiamo a giocare contro un avversario che non ci lascia vera iniziativa, contro un destino che sembra anticiparci ogni mossa, ogni piano a medio e lungo termine, ed è per questo che  non tutti arrivano al finale, ma solo i più audaci o forse chi fa comodo al nostro avversario.

C’è chi viene mattato in poche mosse, c’è chi sta giocando un ottima partita ma giunge l’arbitro/destino a bloccare l’orologio, c’è chi giunge alla fine e dopo tanta fatica, dopo tanto sacrificio può assaporare una vittoria.

Vittoria, vittoria? E no, il destino non ci sta a farsi battere,  ma non gli importa nemmeno di vincere, non gliene frega niente dell’elo.

Continua imperterrito a giocare con altri avversari, un po’ come se fosse in simultanea, ci stringe la mano e mette a posto i pezzi,  solo i più fortunati avranno la fortuna di poter dire di aver disputato una buona partita, di aver vissuto una vita dignitosa ed è proprio questa, adesso che ci penso,  la differenza tra scacchi e vita: in quest’ultima solo buone partite,  niente vittorie…

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Una Risposta

  1. come dico sempre ,nella vita ,il caso non esiste e negli scacchi la fortuna o la sfortuna nemmeno sono sempre entrambe create dai noi stessi o da chi incontriamo così nella vita come negli scacchi

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